Si è svolto a Roma il seminario internazionale organizzato dall’INPS in collaborazione con l’ISSA, l’Associazione internazionale della sicurezza sociale, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle organizzazioni internazionali e del mondo della ricerca per approfondire l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro e sui sistemi di welfare.

Ad aprire i lavori è stata Valeria Vittimberga, direttore generale dell’INPS, che ha richiamato la necessità di governare le trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale affinché producano benefici concreti e non nuove disuguaglianze.

Secondo Vittimberga, la tecnologia può accrescere la produttività, migliorare i servizi pubblici e favorire una crescita più sostenibile, ma per raggiungere questi obiettivi occorre che istituzioni, imprese e lavoratori agiscano in modo coordinato. Al centro della sua riflessione l’esigenza non solo di creare ricchezza, ma di distribuirla in modo equo.

«Se l’intelligenza artificiale cambia profondamente il modo in cui la ricchezza viene prodotta — ha affermato — dobbiamo chiederci anche se siano ancora adeguati i meccanismi attraverso i quali quella ricchezza viene distribuita e contribuisce al benessere collettivo».

Vittimberga ha quindi indicato tre priorità: la formazione permanente per permettere ai lavoratori di affrontare le trasformazioni del mercato del lavoro, la qualità dell’occupazione, che deve restare al centro dell’azione pubblica, e la tutela dei lavoratori, affinché digitalizzazione e automazione non diventino fattori di precarietà.

«Dobbiamo creare le condizioni per una transizione digitale che non lasci indietro nessuno», ha concluso, sottolineando il ruolo dell’INPS nell’accompagnare il cambiamento attraverso politiche attive, protezioni sociali e strumenti di monitoraggio del mercato del lavoro.

Nel corso del suo intervento, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone ha richiamato il valore dell’approccio europeo alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale, che mette al centro dignità umana, diritti fondamentali e tutela delle persone.

«La domanda non è se cambierà il lavoro — ha osservato — ma se sapremo governare il cambiamento o ne saremo travolti». Per Calderone, la tecnologia deve restare al servizio della persona e il progresso non può essere misurato soltanto in termini di produttività.

Il ministro ha sottolineato come l’intelligenza artificiale possa contribuire a migliorare la qualità del lavoro e della vita, a condizione che vengano individuati strumenti di regolazione capaci di accompagnare l’innovazione e di favorire una distribuzione equa dei risultati.

Particolare attenzione è stata dedicata al tema delle competenze. Secondo le stime del World Economic Forum, il 44% delle competenze necessarie per svolgere un lavoro cambierà entro il 2030. Da qui la necessità di sviluppare infrastrutture formative in grado di sostenere la transizione e di garantire continuità nei diritti previdenziali e nelle protezioni sociali.

Nel suo intervento Calderone ha inoltre proposto di collegare l’Osservatorio sull’intelligenza artificiale con i dati dell’INPS, per creare un sistema di allerta precoce capace di rafforzare la capacità delle istituzioni di anticipare i cambiamenti occupazionali e individuare tempestivamente le situazioni che richiedono interventi di formazione, sostegno e tutela.

«Sono quegli undici a dirci dove deve concentrarsi l’azione pubblica», ha concluso il ministro, indicando nella formazione continua e nella qualità del lavoro le condizioni fondamentali per affrontare le trasformazioni in corso.